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Written by rpresta on . Posted in News Coreutico

Dall’articolo “Danzare sui banchi. La Musa Tersicore a scuola dalla Sirena Parthenope” pubblicato su GBOpera Magazine (http://www.gbopera.it/2013/12/danzare-sui-banchi-la-musa-tersicore-a-scuola-dalla-sirena-parthenope/):

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Non c’è niente di meglio di un riferimento al mondo classico per richiamare l’attenzione su un aspetto della cultura e dell’arte molto spesso trascurato  o, nel migliore dei casi, considerato da un punto di vista semplicistico e riduttivo, ma che nella Grecia classica trovava già la sua applicazione più naturale. La presenza della danza nella formazione di base dell’individuo, con particolare riferimento alla pratica e alla conoscenza teorica dell’arte coreutica nel percorso scolastico liceale. Dalla danza come educazione nelle Leggi di Platone all’Apologia della pantomima di Luciano di Samosata, passando per i tragici e per il logocentrismo aristotelico, le fonti letterarie antiche presentano continui riferimenti alla danza – finanche nella composizione dei piedi della metrica greca -, riguardo alla sua presenza nella formazione dell’individuo. Dall’antichità all’epoca moderna e poi contemporanea, in Italia gli studi di teoria della danza, nel primo ventennio dell’Ottocento, configurano l’arte coreutica come disciplina scolastica paragonabile alla grammatica Come scrive la Prof.sa Flavia Paccacena (docente di Teoria, Estetica e Storia della Danza presso l’Università di Roma Uno La Sapienza e L’Accademia Nazionale di Danza)  «sono di quest’epoca alcune interessanti sperimentazioni nell’ambito della notazione e delle metodologie di scomposizione del movimento – come l’associazione del movimento alla parola per l’analisi strutturale dei passi – che possono considerarsi i prodromi della moderna teoria della danza» (cf. F. PAPPACENA, Il rinnovamento della danza tra Settecento e Otttocento. Il trattato di danza di Carlo Blasis, Lucca, LIM, 2009, p. 2).
Non è certo questa la sede per ripercorrere la presenza/assenza della danza nelle istituzioni scolastiche, ma è lecito puntare i riflettori su una lacuna che la recente istituzione dei Licei coreutici ha cercato di colmare, affiancando ai già esistenti Licei artistici e musicali un corso di studi superiori che contemplasse anche la presenza della danza classica e di altre tecniche integrative, finalizzate alla formazione fisica e mentale non tanto del danzatore (occorrerebbe una rigidissima  preselezione fisica, come quella in uso nelle antiche scuole degli Enti lirici o presso l’accademia Nazionale di Danza, unico organismo statale in materia), quanto dell’individuo versato nella conoscenza dell’arte di Tersicore.
A Napoli, città storicamente legata al mondo della danza per aver dato i natali a illustri danzatori, coreografi e maestri quali Salvatore Viganò (Napoli, 25 marzo 1769 – Milano, 10 agosto 1821) e Carlo Blasis (Napoli, 4 novembre 1797 – Cernobbio, 15 gennaio 1878), per citare due pietre miliari della storia della Danza, e a tutt’oggi patria di stelle del balletto internazionale (si pensi ad Ambra Vallo o a Giuseppe Picone), l’unico Liceo coreutico del capoluogo campano e della sua provincia è stato istituito, due anni or sono, al Suor Orsola Benincasa. Istituto storico crocevia di saperi e generazioni, esso ospita nella sua splendida struttura un ventaglio di età che va dalle Scuole materne alle Facoltà universitarie. Ubicato in uno dei posti più panoramici della città, si distingue per ordine e laboriosità, sotto la Direzione del Prof. Lucio D’Alessandro.

Il neonato liceo coreutico, che vanta già due classi, nasce nella consapevolezza della difficoltà  consueta che si incontra nel proporre alla platea genitoriale un tipo di percorso apparentemente insolito.  Una novità che ha scosso fin dal principio anche chi scrive, con tanto di pregiudizi iniziali, ma che tuttavia, grazie a una sana curiosità e al principio di poter giudicare un oggetto solo dopo la sua conoscenza, si è potuta apprezzare la nuova istituzione attraverso l’analisi ragionata delle materie proposte e la dialettica con gli insegnanti.
Il nuovo Liceo coreutico ha fatto storcere da subito il naso  - e di certo lo fa storcere ancora a molti - nello stesso ambiente della danza. Da molti visto come un pericoloso concorrente per la miriade di scuole private che costituiscono la realtà principale (buona o cattiva che sia) del territorio napoletano e provinciale, da altri come un luogo dove non si formerà mai un danzatore professionista (per quello ci sono i Teatri e l’Accademia), da altri ancora come una cosa sconosciuta e quindi “invisibile”. Ebbene, possiamo dire che il Liceo coreutico potrebbe essere tutto questo e il suo contrario. Dipende, come sempre, dai punti di vista. Chi scrive proviene dalla formazione classica più severa, latino e greco sudatissimi al mattino scuola e tanta danza pomeridiana da nascondere spesso ai propri insegnanti, il più delle volte sensibili quanto una capra in materia di arte. Il percorso proposto dal Liceo coreutico, che spaventa genitori e di conseguenza scoraggia i giovani (tanto che al Liceo Statale Alfano I di Salerno, antesignano in materia, si opera addirittura un “training” psicologico  sugli allievi delle prime classi, tanto si vive ancora questa cosa della danza a scuola come un potenziale errore!) mira alla  formazione culturale dell’alunno con lo studio delle materie di un liceo scientifico alleggerito del latino e di parte della matematica, per permettere l’accesso a facoltà universitarie anche distanti dal mondo della danza. In caso contrario, la frequenza parallela di scuole di danza pomeridiane – che potenziano, quando affidabili, le ore necessarie alla parte “atletica” e tecnica – e l’approfondimento della tecnica contemporanea e della Storia della danza al triennio, può consentire agli allievi più dotati l’accesso in Accademia o, perché no, in compagnie professionali di vario genere.
Il Liceo coreutico è anche, o forse soprattutto, un percorso che valorizza una parte fin troppo trascurata della nostra storia artistica e culturale. Il legame della danza con la letteratura, il teatro la poesia, la pittura non sono poi conoscenze così scontate, purtroppo.  Non è che tutti abbiano la fortuna di saper leggere Voltaire, purtroppo. Tuttavia, lo svilimento dell’arte coreutica, provocato anche da un cattivo messaggio lanciato dai media o dall’insistenza eccessiva sul lato corporeo a discapito di quello mentale, ha ora la possibilità di risorgere grazie alla divulgazione nell’ambiente scolastico, proprio uno dei più restii ad accettare lo studio (e, si badi bene, non la “pratica”) della danza da parte degli alunni. Tutto questo non può che provocare una straordinaria voglia di imparare e i ragazzi del coreutico  Suor Orsola Benincasa, che abbiamo avuto l’occasione di conoscere durante l’per l’open day proposto dalla scuola lo scorso 26 novembre grazie all’invito della docente di tecnica classica Monica De Benedetta, sono apparsi seri e motivati anche nell’approccio alle altre materie, perché respirano a scuola ciò che non avrebbero mai immaginato di poter respirare fino a pochi anni fa.Il tutto supervisionato dai docenti dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma, che periodicamente sottopongono a esami le classi liceali e tengono aggiornamenti per gli stessi docenti.
A proposito, e per dare una risposta alle curiosità più frequenti, abbiamo rivolto qualche domanda all’insegnante di Tecnica della danza classica e Laboratorio coreutico, la Prof.sa Monica De Benedetta. Laureata all’Accademia Nazionale di Danza, radiosa e decisa nella volontà di esprimersi attraverso la danza, segue con passione i giovanissimi alunni del primo e del secondo anno.
Quali sono i problemi più frequenti che si riscontrano nel lavoro con i ragazzi iscritti a questo nuovo tipo di scuola, dal punto di vista tecnico e umano?
Lavorare con i ragazzi è sempre bello. Io almeno mi diverto molto e imparo da loro tante cose. Dal punto di vista tecnico il problema più ricorrente consiste nel fatto che la provenienza è mista, quindi bisogna fare, soprattutto nella prima parte dell’anno, un buon lavoro di omogeneizzazione della classe. Successivamente si riesce a superare, laddove c’erano delle carenze di base, questo ostacolo. Dal punto di vista umano non ho riscontrato grandi problemi, se non ogni tanto qualche difettuccio di disciplina. In ogni caso devo dire che i ragazzi che scelgono questo tipo di liceo sono molto motivati a crescere e a imparare, perché fanno qualcosa che amano e frequentano la scuola con piacere, non la vivono come un obbligo, ma hanno tanta voglia e non vedono l’ora di entrare in sala di danza. Inoltre, nelle ore di laboratorio iniziano ad apprendere le prime nozioni di teoria della danza, di anatomia e preparazione atletica per il danzatore e questo li incuriosisce e stimola molto. Iniziano a capire a trecentosessanta gradi come funziona il corpo nella danza. Per stimolarli ancora di più, inoltre, abbiamo organizzato molte visite e spettacoli teatrali che vengono preventivamente spiegati e introdotti in classe, e successivamente commentati, oppure lezioni multimediali integrate con delle ricerche sui personaggi illustri del mondo della danza.
Si incontra qualche difficoltà nell’associare, nelle ore mattutine, lo studio “pratico” della danza con le materie teoriche?
C’è necessità di organizzare  bene l’orario scolastico, che deve essere didatticamente coerente per le ore dedicate alla danza e per le altre materie, visto che tutte hanno la stessa importanza ai fini del percorso liceale. Devo dire che ci si riesce abbastanza bene, soprattutto con l’ausilio degli altri colleghi. Inoltre la mattina i ragazzi sono ben riposati e carichi al punto giusto per affrontare la lezione di tecnica classica.
La mancanza di una forte selezione fisica crea molti problemi nell’applicazione dei programmi AND?
Il motto del danzatore è fare bene qualitativamente, per cui, in base agli elementi e al livello, ci si adegua e si cerca di svolgere al meglio il programma dettato dall’Accademia Nazionale in base all’anno e alla classe di appartenenza.  Spesso, però, il problema non è il programma accademico, ma la provenienza di questi ragazzi che hanno forti carenze di base da recuperare e pertanto, indipendentemente dai programmi, molti alunni vanno reimpostati dalla base. Nonostante questo, devo dire che, essendo molto motivati, c’è tanto impegno e il recupero è abbastanza rapido. Quello che conta di più è la mentalità e la voglia di fare. Il liceo coreutico non è un teatro e non ha la pretesa di avere elementi tutti già fisicamente idonei e tecnicamente perfetti, ma, come ogni scuola che si rispetti, è aperta a tutti. È un percorso parallelo a quello pomeridiano individuale. Al termine  dei cinque anni gli alunni possono scegliere una Facoltà universitaria, ecco perché lo studio è una componente fondamentale anche di questo percorso. L’obiettivo principale è istruirli dal punto di vista culturale su cos’è la Danza e renderli consapevoli di ciò che studiano tutti i giorni, contestualizzando quello che fanno e non eseguendo solo per imitazione. È bello sentire i ragazzi saper parlare e ragionare della danza, perché la danza è arte e per essere un buon artista, oltre al talento e alla sensibilità, la cultura è fondamentale. Il danzatore non deve saper azionare bene solo le gambe, ma innanzitutto la propria mente e, nel migliore dei casi, è bene che sappia spaziare in tanti ambiti, così anche la sua danza sarà colta, pensata, personalizzata, carismatica, cosciente.